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Litigi tra bambini

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Caro diario,

oggi sono leggermente nel panico e giustamente per una sciocchezza. Il bimbo gioca sempre con il vicino di casa della stessa età e fin qui tutto bene… i problemi arrivano quando vuole giocare con loro anche il fratello di 9 anni! Non è proprio il bambino più simpatico del mondo e fa sempre stare male il mio nanerottolo, anche quando non se lo merita. Lo so che nessuno dei due è un santo e proprio per questo motivo non so come gestire la situazione. Ieri hanno giocato assieme per un’ora e per il resto della giornata il mostriciattolo è rimasto triste e frustrato; mi è salita una tal pena! Non so davvero che potrei fare perchè non so nemmeno quando ha ragione l’uno o l’altro; semplicemente non voglio ritrovarmi il bimbo così giù di morale dopo ogni volta che giocano assieme. Qualcuno saprebbe darmi qualche consiglio a riguardo? Non ero preparata a gestire un bambino, figuriamoci più di uno… Mi sento del tutto disorientata e non so dove battere la testa. Lo so perfettamente che non è un problema così grave, ma io ci tengo, ecco.

Per ora mi limito ad aspettare che la giornata passi il più in fretta possibile, giusto il tempo che torni la madre per poi andare tutti insieme qualche giorno al mare a prendere un po’ di sole e buon umore (che aiuta sempre!).

Un saluto a tutti i pellegrini! 🙂

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Lacrime di coccodrillo

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Caro diario,

oggi il bimbo ha messo alla dura prova i miei nervi, ma alla fine son riuscita a farmi rispettare. Come al solito, tornato da scuola nella pausa pranzo, non voleva mangiare (ma le schifezzuole giustamente sì…) e ha cominciato a fare vari capricci che sono sfociati in una vera e propria presa di posizione: “se tu fai così così e cosà allora mangio, altrimenti non ti ascolto”. Parole sue. A questo punto non potevo più tollerare i capricci e mentre cercavo di tenermi le mani incollate in tasca per non tirargli un bel ceffone, ho provato tutti i metodi di sua madre: la polizia, vari premi, discorsetti, ecc… Risultato? Nada de nada. Non voleva proprio ascoltare, al ché gli ho detto chiaro e tondo, sempre con molta tranquillità, che non mi avrebbe più rivista e me ne sono andata in camera. Ha pianto come mai prima, per una ventina di minuti urlando “mamma!”, “mami!” ed io non ho battuto ciglio. Ho anche capito che non si riferiva direttamente a sua madre, ma era una supplica generica, dato che quando sono uscita un minuto per prendere una cosa nel corridoio ha smesso di piangere per poi ricominciare come un disperato appena mi sono nuovamente rinchiusa in camera.Dopo un po’ si è calmato, è venuto a chiedermi di aiutarlo a pulirsi il naso e dopo di che si è seduto a mangiare tutto allegro e sorridente come se niente fosse. Ebbene, mi sembra abbia capito. Come premio non l’ho fatto andare a scuola nel pomeriggio, tanto è l’ultima settimana di scuola e già domani gli toccherà starci tutto il giorno, mangiando pure alla mensa (cosa che odia). La sera ci ha riprovato a cena con capricci simili, ma appena gli ho detto di ascoltarmi non ha più protestato. Penso che stia cominciando a capire che non sono solo una compagna di giochi, ma anche un’autorità. Sono decisamente soddisfatta! Vittoria!

Un saluto a tutti i pellegrini! 🙂

Perchè non mi ascolta??

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Caro diario,

giorno 3. Sono davvero frustrata, il bambino oggi ha fatto un sacco di capricci per tornare a scuola nel pomeriggio dopo pranzo. Camminare sotto il sole cocente, con trenta gradi all’ombra (per davvero, qua fa caldissimo), per venti minuti già non aiuta, in più il bambino che cerca di correre via facendo cose sciocche senza ascoltarmi mi ha fatta andare fuori di matto. Ora, io non posso assolutamente nemmeno dargli uno schiaffo o sculacciarlo, gridargli addosso non mi sembra il caso perchè tanto non saprei che dire a parte “Eso no se hace!!” (questo non si fa!), quindi alla fine ho chiamato sua mamma per chiedere aiuto. La chiacchierata madre-figlio al telefono non ha funzionato un gran che, poichè alla fine l’ho preso in braccio per fare l’ultimo pezzo di strada che proprio non voleva fare. Perchè non mi ascoltava quando gli dicevo di farlo? Non capisco davvero come posso impormi su di lui e farmi ascoltare senza usare in alcun modo la violenza. Non dico picchiarlo a sangue, quello è da maniaci, però un colpettino sulla mano o sul sedere, solo per fargli capire che ha sbagliato, non mi sembrano dei metodi così barbari, o invece lo sono? Sarò io che sono decisamente troppo all’antica? Non lo so, so solo che come stanno andando le cose adesso sembra che il bambino le abbia tutte vinte. Forse mi sbaglio, forse no, non so davvero; è tutto così nuovo ed estraneo alla mia vita, al mio modo di pensare, che devo ancora farci l’abitudine.

Mi rendo conto di avere solo vent’anni e con la vita che conduco al momento non potrei mai neanche immaginare di entrare nell’ottica di una madre. A questo punto non posso non pensare a tutte quelle ragazze della mia età con un figlio o più; non è una fantasia, ne conosco un bel po’, principalmente ex compagne di scuola negli Stati Uniti. Per caso scatta qualcosa nella mente di una donna quando scopre di aspettare un bebè? Davvero, qualcuno me lo spieghi per favore perchè non riesco a capacitarmi come una ragazza di neanche vent’anni possa allevare un figlio. Sicuramente è una di quelle cose che si deve provare sulla propria pelle prima di poter parlare e per questo non mi pronuncio a riguardo, anche perchè io al posto loro non credo sarei in grado di educare un figlio come voglio io. Questa esperienza mi sta insegnando decisamente qualcosa. Tanto rispetto a tutte le ragazze-madre là fuori! Dopo la mia avventura da au pair non penso di volere figli per moooooooolto molto tempo. Peace&Love

Un saluto a tutti i pellegrini! 🙂

Diario di una au pair

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In questo periodo non ho aggiornato il blog perchè è subentrata una novità nella mia vita, il mio nuovo lavoro. Recentemente ho accettato un lavoro come ragazza alla pari ed ora eccomi qua, a Palma De Mallorca (per chi non la conoscesse è città principale di Maiorca, una delle isole delle Baleari, Spagna), a passare l’intera estate con un energico bimbo di quattro anni e la sua adorabile mamma.  Spiego in due righe in cosa consiste essere una “ragazza alla pari”, o “au pair” come definizione ufficiale: detto papale papale è vivere presso una famiglia straniera guardando i loro bambini. Ok, magari è una spiegazione molto alla buona, perciò lascio il sito mondiale e ufficiale delle au-pair, dove troverete tutte le informazioni desiderate. http://www.aupair-world.it/index.php/faq/?#au_pair_about

La motivazione principale che mi ha spinta a prendere una decisione simile è l’università. Non mi trovavo più bene, non riuscivo a farmi piacere i corsi e mi sentivo decisamente demoralizzata. Quindi ho deciso di prendere una pausa dalla mia vita per pensare bene a cosa vorrei fare davvero e quale percorso dovrò intraprendere; per non restare comunque con le mani in mano ho voluto trovarmi un lavoro e una serie di eventi decisamente rapidi mi hanno portata qui. Spero di tornare a casa mia, nella mia amata Torino, a Settembre con le idee un po’ più chiare, anche se ora non posso lamentarmi dato il clima magnifico di quest’isola.

Tutta questa overture era per introdurre una nuova rubrica nel mio blog che si intitolerà “Diario di una au pair”, dove lascerò parlare il mio notevole flusso di coscienza riguardo la mia esperienza. Spero possa servire a qualcosa. Naturalmente manterrò una certa segretezza riguardo nomi, indirizzi e altre cose che possano ricondurre alla famiglia, per rispetto nei loro confronti.

Direi di iniziare subito:                                                                                                                                                                                                            13/06/2013

Caro diario,

giorno numero 2. Sono passati neanche due giorni eppure mi sembra un’eternità. Il bambino apparentemente si diverte con me anche se sono molto insicura a riguardo. Non riesco ad impormi su di lui, o meglio, non riesco a farlo nel modo che vorrei io. Ho sempre paura di essere troppo dura con lui e farlo piangere, oppure che se lo sgrido poi dopo non mi darà più quella confidenza che mi sta dando ora. Voglio dire, non sono sua madre, mi vede più come un’amica, una sorella più grande con cui giocare, non capisco se da me si aspetta anche un certo polso o se preferirebbe rimanessi la sua compagna di giochi e basta. Insomma, si vede che non sono abituata a stare con dei bambini così piccoli.

Stranamente non ho problemi riguardo la lingua. Quando ero negli U.S.A. mi sentivo così frustrata quando non riuscivo ad esprimermi  e onestamente passò qualche mese prima che potessi formulare una frase compiuta senza fare errori o suonare un po’ ritardata. Con lo spagnolo invece è tutto diverso, sarà che è così simile all’italiano, però quando il bimbo mi parla riesco a capire tutto il 90% delle volte. Per quanto riguarda parlarlo, lì ci sono dei problemi derivanti soprattutto dal fatto che non conosco molti vocaboli. E’ comunque solo il secondo giorno e mi sento molto positiva se penso al futuro.

Dopo un inaspettato giorno infinito passato tra giochi, bacini, cacca e tanta pazienza, mi ritrovo al pc, alle dieci di sera, totalmente stanca e senza più un briciolo di energia. Lo giuro, non sottovaluterò mai più lavori come baby sitter, au pair, maestra, animatrice e tutti quegli altri mestieri in cui bisogna stare principalmente a contatto con i bambini. Vale, ahora me voy a dormir, esoty muy cansada…

Un saluto a tutti i pellegrini! 🙂